COMUNICATO STAMPA INBAR
INBAR: i DDL 1112 e 1711 devono allinearsi a CAM e PAN GPP. La bioarchitettura non è un’opinione: è metodo di governo delle trasformazioni del territorio
Roma, 21 gennaio 2026 – INBAR riconosce l’obiettivo dichiarato dei DDL 1112 e 1711: promuovere la qualità dell’architettura come politica nazionale. Ma INBAR lo ribadisce con chiarezza: se la qualità non diventa operativa negli appalti e verificabile nella realtà, resta un’intenzione.
In Italia non manca la retorica. Manca la regia.
Qualità: non è un concorso, non è un titolo, non è una frase ad effetto
La qualità del progetto pubblico non si ottiene con formule astratte né con procedure trasformate in feticci. È un risultato verificabile che riguarda salute e benessere delle persone, sostenibilità ambientale, sicurezza, durabilità, gestione, adattabilità e accessibilità universale.
Questa è bioarchitettura: non un’etichetta “green”, ma una regia integrata che governa la complessità e risponde all’interesse pubblico.
Il punto decisivo: CAM e PAN GPP sono già la macchina operativa. I DDL devono innestarsi lì
INBAR chiede una correzione immediata e sostanziale: il percorso legislativo deve essere coerente con gli strumenti già operativi nella Pubblica Amministrazione, cioè Decreti CAM e Piano d’Azione Nazionale per il Green Public Procurement (PAN GPP), che tracciano già una governance dei processi di sostenibilità sull’economia circolare e la riduzione degli impatti ambientali. Processi importanti per l’attuale sfida della politica sui cambiamenti climatici.
Oggi questo nodo diventa ancora più concreto. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto 24 novembre 2025 (nuovi CAM Edilizia) segna l’avvio di una nuova fase per il settore delle costruzioni. Il Decreto stabilisce che entra in vigore dopo sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale (3 dicembre 2025), quindi dal 1° febbraio 2026; sul piano applicativo, i nuovi CAM si rendono pienamente operativi per le nuove procedure con bandi/avvisi pubblicati e inviti inviati dal 2 febbraio 2026.
È un passaggio epocale, perché introduce una selezione qualitativa fondata sul merito e sulla capacità di governare processi complessi: sostenibilità, economia circolare, riduzione degli impatti ambientali, tracciabilità delle scelte e verifiche.
È una sfida importante, soprattutto per la Pubblica Amministrazione, che oggi rappresenta spesso l’anello debole della filiera e necessita di formazione specifica. Ma è anche un’opportunità straordinaria per valorizzare le competenze professionali e costruire una nuova qualità del progetto pubblico: misurabile, applicabile, controllabile.
Se i DDL non partono da questa base concreta, l’esito è prevedibile: nuove norme, vecchi appalti. E quindi: più confusione, più contenziosi, più rallentamenti, zero trasformazione.
Multidisciplinarità: sì. Ma senza regia è solo una riunione lunga
INBAR sostiene la collaborazione tra competenze, ma respinge l’idea che basti “mettere attorno al tavolo” le discipline. La qualità nasce solo se esiste una responsabilità di sintesi, capace di tenere insieme prestazioni, impatti, costi nel ciclo di vita e benessere reale.
La tecnica è essenziale. Ma la tecnica senza regia produce risultati che funzionano sulla carta e deludono nella vita.
La richiesta di INBAR al Parlamento: quattro scelte nette
INBAR chiede che i DDL:
- prevedano un allineamento esplicito e vincolante a CAM e PAN GPP;
- traducano i principi in indicatori, protocolli e criteri verificabili;
- introducano verifiche anche in esercizio, non solo in fase di gara o progetto;
- rendano la bioarchitettura un asse operativo delle politiche pubbliche, non un principio ornamentale.
INBAR è disponibile da subito a collaborare con Parlamento e Ministeri per rendere i testi utili, applicabili e realmente trasformativi. Perché la qualità del progetto pubblico non è un atto di fede: è un dovere verso persone, territori e risorse comuni.
Istituto Nazionale di Bioarchitettura (INBAR)
Arch. Anna Carulli, Presidente Nazionale
